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TUMORI – DALLAPICCOLA: LA MUTILAZIONE COME HA FATTO LA JOLIE NON AZZERA I RISCHI

Posted on 28 maggio 2013 by redazione

‘MEGLIO PREVENIRE CON CONTROLLI FREQUENTI E DIAGNOSI PRECOCE’

Angelina_Jolie_Cannes_2011Una «mutilazione» come quella decisa dall’attrice Angelina Jolie, con l’asportazione totale dei seni nel caso di mutazione accertata del gene BRCA1 che dà un’elevata probabilità di ammalarsi di tumore alla mammella, non azzera comunque il rischio di poter essere colpiti dal cancro». Ad invitare alla cautela è il genetista Bruno Dallapiccola, dopo il clamore suscitato dal caso Jolie e per effetto del quale anche in Italia si sta registrando un aumento delle richieste del test genetico per il gene ‘difettosò. L’asportazione dei seni, spiega l’esperto, «non protegge del tutto: anche con la mastectomia, infatti, la donna portatrice di tale mutazione genetica avrà comunque il 5% di possibilità di sviluppare recidive, o potrà avere un tumore all’ovaio al quale tale mutazione rende suscettibili». Per questo, afferma il genetista, «la cosa migliore in caso di familiarità per tumore al seno è quella di fare eventualmente il test, e poi sottoporsi a controlli molto frequenti, massimo ogni sei mesi.

La diagnosi precoce, infatti, garantisce il successo dei trattamenti in un’alta percentuale di casi». Prima di fare comunque ricorso al test, sottolinea il genetista, «è bene avere sempre un consulto con esperti oncologi e genetisti. Si tratta infatti di un test complesso, che un numero esiguo di strutture in Italia è in grado di effettuare. Oggi, si fanno circa 3800 test di questo tipo l’anno». Il test, secondo Dallapiccola, va fatto se ci sono due indicazioni particolari: «se in famiglia si registrano molti casi di cancro alla mammella e se l’esordio del tumore in tali casi è stato precoce. Se ci sono tali condizioni, verificate dallo specialista, il test può essere eseguito a carico del Servizio sanitario nazionale». Considerando l’alto tasso del tumore al seno, che colpisce in media una donna su 15, rileva, «le donne che hanno purtroppo a che fare con la ‘spada di Damoclè del gene difettoso che predispone al cancro al seno ereditario sono, all’incirca, una su 800». Va però ribadito, conclude lo specialista, «che è bene lasciarsi consigliare dai medici e non, invece, farsi trasportare solo dal clamore legato alla vicenda di un personaggio noto».

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