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CRISI – GRECIA: AL VIA TRATTATIVE CON BANCHE SU SWAP DEBITO

Posted on 17 novembre 2011 by redazione

Sono iniziate le trattative tra il governo greco e le banche sullo swap del debito nel quadro dell’accordo sul secondo salvataggio internazionale di Atene. Lo ha reso noto il ministro delle finanze ellenico in una nota. Secondo una fonte del ministero, i colloqui dovrebbero proseguire per alcune settimane. Gli istituiti di credito si sono detti d’accordo nell’ accettare una svalutazione del 50% dei titoli di Stato greci che detengono, contribuendo ad abbattere il debito di Atene di 100 miliardi a 255 miliardi di euro.

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CRISI – GRECIA: OGGI I RAPPRESENTANTI DELLA TROIKA TORNANO AD ATENE, MANIFESTANTI BLOCCANO L’ACCESSO AI MINISTERI

Posted on 29 settembre 2011 by redazione

I rappresentanti della «troika» (Fmi, Ue e Bce) tornano oggi ad Atene per riprendere le trattative con il governo greco sulle riforme strutturali necessarie per il risanamento dell’economia del Paese, interrotte un mese fa perchè – secondo quanto aveva detto il Commissario europeo per gli Affari Economici, Olli Rehn, – il governo non aveva rispettato il programma deciso di comune accordo con la «troika» stessa. Come riferiscono i giornali greci, i tre componenti della «troika» – Paul Tomsen, Matthias Mors e Claus Mazuch – vorranno mettere sotto la lente d’ingrandimento le tre parti del programma di risanamento per concludere il loro rapporto, interrotto appunto un mese fa, e dare il via libera alla concessione della sesta tranche del primo prestito da 110 miliardi di euro concesso alla Grecia. La prima parte comprende i licenziamenti nel settore pubblico, la sospensione provvisoria dal lavoro e l’abolizione di Enti pubblici inutili, riguarda le spese. La seconda riguarda gli Enti di assistenza sociale e le pensioni per esaminare la situazione del sistema previdenziale del Paese, mentre l’ultima parte riguarda gli introiti dello Stato. Intanto alle nuove misure di austerity del governo, i lavoratori rispondono con il blocco degli ingressi in alcuni ministeri. I circa 50 dipendenti che hanno occupato il ministero dell’Economia hanno fatto sapere che ci resteranno almeno per 48 ore perchè vogliono impedire l’incontro tra il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos con i rappresentanti della «troika».

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MANOVRA: TECNICI AL LAVORO, POSSIBILE RITORNO CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’ E AUMENTO IVA

Posted on 06 settembre 2011 by redazione

giulio tremontiIl ritorno al contributo di solidarietà e, come estrema ratio, un aumento immediato dell’iva. Sono le strade che i tecnici stanno battendo per definire quelle modifiche necessarie ad introdure nella manovra misure «più efficaci», come chiesto ieri sera dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. A finire nel mirino dovrebbero essere dunque i redditi più alti, con la possibilità anche di una sorta di piccola patrimoniale ‘a tempò sui beni immobili. Quanto all’iva, che sarebbe incrementata di un punto per tutte le aliquote, il tentativo è quello di evitare fino all’ultimo momento utile di bruciare una carta pensata come clausola di salvaguardia per la delega fiscale. Ma con il capitolo pensioni sostanzialmente bloccato per la ferma contrarietà della Lega e dei sindacati, è possibile che alla fine prevalga l’esigenza di accelerare, come più volte suggerito anche dal Premier Silvio Berlusconi. I lavori dell’aula del Senato riprendono alle 16,30 con l’esame del provvedimento uscito dalla Commissione Bilancio. Qualora si scegliesse di intervenire con delle modifiche sostanziali, è possibile che si possa anche scegliere la strada di un maxiemendamento e della conseguente fiducia. Un’opzione, questa, che potrebbe assicurare un via libera più rapido alla manovra ma che solleverebbe le proteste dell’opposizione e disattenderebbe la richiesta di rispettare il confronto parlamentare più volte ribadita dal Presidente Napolitano.

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SPAGNA: MOODY’S MINACCIA DECLASSARE RATING – RISCHIO DOWNGRADING DI UN LIVELLO. NEL MIRINO ANCHE BANCHE

Posted on 29 luglio 2011 by redazione

L’agenzia Moody’s ha minacciato di declassare il rating sul debito sovrano della Spagna attualmente a livello Aa2, a causa dei rischi sui titoli di stato per l’incertezza sul piano di salvataggio per la Grecia, ma anche di previsioni di crescita peggiori delle attese e di un deficit delle amministrazioni regionali che potrebbe essere più alto di quanto previsto inizialmente. «Quando il valore di un debito si indebolisce, Moody’s rivaluta la capacità sovrana di fornire supporto sistemico alle banche nazionali», afferma l’agenzia in una nota, citata dal Wall Street Journal, precisando che l’eventuale downgrating sarebbe di un livello. Subito dopo l’agenzia, come di consueto, ha fatto sapere di aver messo sotto osservazione anche il rating di Bbva, CaixaBank e La Caixa e della Confederazione delle Casse di Risparmio.

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Grecia – UE: Accordo siglato con Atene su nuovi aiuti per metà settembre

Posted on 27 luglio 2011 by redazione

ateneIl nuovo accordo sul secondo pacchetto di salvataggio tra il governo di Atene e l’Ue più Fmi «è atteso attorno a metà settembre». Lo ha affermato una portavoce della Commissione europea, precisando che sarà preceduto da una missione ufficiale della troika Ue-Bce-Fmi «prima di settembre». Al momento, però, ha precisato Amelia Torres, «non sono al corrente» di una missione della stessa troika attualmente in corso come riferito oggi dai media greci. Secondo la portavoce ci sono infatti «diversi incontri a seguito del vertice dell’eurozona» di giovedì scorso, e in particolare ad Atene «se ci sono visite, devono intendersi piuttosto nel quadro dell’expertise tecnica che è stato deciso di offrire alla Grecia» per mettere in atto il programma di risanamento e priovatizzazioni nonchè l’utilizzo dei fondi strutturali europei per rilanciare la crescita.

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CRISI: USA; APPELLO OBAMA, AGIRE SU DEBITO O DEFAULT AD AMERICANI, PREMETE SU CONGRESSO; BOEHNER, NO ASSEGNO BIANCO

Posted on 26 luglio 2011 by redazione

Il tetto del debito va aumentato, ne dipendono milioni di americani. Non agire causerebbe gravi danni all’economia. Il presidente Barack Obama si rivolge alla nazione e chiede agli americani di fare pressione sul Congresso per raggiungere un compromesso sul piano di riduzione del deficit e del debito. L’impasse che si è creata è «pericolosa», a rischio ci sono posti di lavoro: senza una soluzione si «rischia una profonda crisi economica causata interamente da Washington». Obama è fiducioso, un compromesso si raggiungerà. Ma i repubblicani non cedono. E lo speaker della Camera, John Boehner, afferma: «Obama voleva un assegno in bianco sei mesi fa. Vuole un assegno in bianco sulle spese anche ora. Questo non accadrà». I partiti vanno ognuno per la propria strada e mettono in guardia: già mercoledì potrebbero avanzare in Congresso per il voto le loro iniziative. Alla scadenza del 2 agosto mancano sette giorni e un accordo sembra lontano, anche se alcuni osservatori ritengono che al di là delle dichiarazioni pubbliche, le parti siano più vicine. «Un default è un risultato avventato e irresponsabile del dibattito» evidenzia Obama. «In passato l’aumento del debito è stato un routine. Fin dal 1950 il Congresso l’ha sempre passato e i presidenti lo hanno firmato. Reagan lo ha fatto 18 volte. George W. Bush lo ha fatto sette volte. Ora dobbiamo farlo noi entro il 2 agosto. Obama cita le parole di Ronald Reagan: »Tagliereste il deficit e manterreste i tassi bassi facendo pagare di più coloro che non pagano abbastanza o vi terreste un ampio deficit, alti tassi di interesse e tasso di disoccupazione alto? Ritengo che la risposta la sapete«. L’atteggiamento dei repubblicani – spiega Obama – ha creato un’impasse pericolosa. »Abbiamo gli occhi del mondo addosso«. »Nessuno dei due partiti è irreprensibile per le decisioni che hanno portato a questo problema, e hanno la responsabilità di risolverlo. negli ultimi mesi è quello che abbiamo cercare di fare«, con un approccio bilanciato che avrebbe portato le spese ai livelli più bassi da Dwight Eisenhower. »L’approccio bilanciato chiedeva a tutti piccoli sacrifici e avrebbe ridotto il debito di 4.000 miliardi di dollari senza rallentare l’economia«. »L’unica ragione per cui questo accordo non diventerà legge ora è un significativo numero di Repubblicani in Congresso insiste su un approccio solo di tagli, un approccio che chiede nulla ai ricchi americani e alle grandi aziende«.

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