SANITÀ – UNO STUDIO RIVELA: IL ‘BURNOUT’ DEGLI INFERMIERI AUMENTA INFEZIONI OSPEDALIERE

Posted on 30 luglio 2012 by redazione

OGNI 10% PERSONALE COLPITO DA DISTURBO EQUIVALE AD UN NUOVO CASO CONTAGIO

Un esaurimento emotivo che riduce le capacità professionali dell’operatore sanitario e si trasforma, se non si interviene, in stanchezza cronica, stress elevato e propensione quindi agli incidenti sul lavoro. È la sindrome del ‘burnout’ che, secondo lo studio del Center for health outcomes and policy research del university of Pennsylvania (Usa,) quando colpisce gli infermieri è associata a più alti tassi d’infezioni ospedaliere. Dalla ricerca, pubblicata sulla rivista ‘American Journal of Infection Controlò, è emerso che assegnando ad un infermiera, che ha già una media di 5,7 pazienti, un altro soggetto l’incidenza dell’infezione urinaria da catetere vescicale (Cauti) aumenta di un caso ogni mille pazienti. Ben 1.351 in più se calcolati sull’intera popolazione. Inoltre ogni aumento del 10% del personale colpito da ‘burnout’ si trasforma, secondo i ricercatori, in un nuovo contagio Cauti o in due infezioni ogni 1.000 abitanti per quelle di natura chirurgica che si scatenano quando vengono lavate le mani o non si impiegano guanti e camici sterili. I ricercatori hanno effettuato un sondaggio su oltre 7.000 infermieri che lavorano in 161 strutture della Pennsylvania. È emerso che più del 33% degli intervistati ha ottenuto un punteggio di esaurimento professionale molto alto. Lo studio ha inoltre stimato che se i tassi di ‘burnout’ degli infermieri fossero ridotti del 10% si potrebbero prevenire circa 4.160 contagi ospedalieri ogni anno. E far risparmiare 41 milioni di dollari in costi del servizio sanitario.

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