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"Il collegato lavoro contiene una congerie eterogenea di norme. La disposizione più grave riguarda l`arbitrato cosiddetto 'di equità' previsto all'articolo 31, comma 5".
Così il senatore del Pd Tiziano Treu, vicepresidente della commissione Lavo, in un articolo oggi pubblicato dal quotidiano Europa.
"L'arbitrato - scrive Treu - può essere utile a risolvere rapidamente anche le controversie di lavoro. Ma attribuire all'arbitro il potere di decidere a prescindere o contro le norme inderogabili di tutela del lavoro, senza possibilità di appello al giudice, vuol dire contraddire la natura stessa protettiva del diritto del lavoro e vanificare le tutele del lavoratore. Sarebbe come ammettere - spiega Treu su Europa - che si possa rinunciare alle ferie, agli orari massimi, alle norme sulla sicurezza, e anche alla tutela dai licenziamenti ingiusti, di cui all`articolo 18".
"Non basta dire che l`arbitrato è volontario. Ma il fatto che il lavoratore accetti l'arbitrato non può vanificare le tutele stabilite dalla legge, che sono inderogabili perché servono a proteggere diritti ritenuti indisponibili dallo stesso interessato. Un lavoratore quando è in posizione di debolezza può essere 'costretto' ad accettare una clausola arbitrale che pregiudichi i suoi diritti futuri, compreso quello a non essere licenziato ingiustamente secondo articolo 18. Questo non è ammissibile. Il provvedimento approvato dal governo e dalla sua maggioranza sono un modo indiretto di svuotare le norme del diritto del lavoro".
"La norma è inaccettabile nel merito e probabilmente anche anticostituzionale. Lo è certamente nella parte in cui l`arbitrato libero si può applicare anche al pubblico impiego poichè l'arbitro potrebbe addirittura decidere su assunzioni e promozioni al di fuori delle regole del concorso pubblico, contro quanto previsto dall`articolo 97 della Costituzione. Ma è incostituzionale anche nel settore privato un arbitrato senza regole affidato al singolo può essere contrario ai principi costituzionali di tutela del lavoro. Queste norme - conclude Treu - andrebbero corrette subito se il governo fosse responsabile".
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