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Il problema dell’impossibilità di sostenere i costi abitativi, quando non addirittura di trovare un’abitazione, sembra non avere limiti territoriali; dal Nord al Sud dell’Italia si registrano dati preoccupanti, la riduzione del potere d’acquisto è tale che ad oggi i cittadini investono metà dello stipendio nell’affitto di una casa, senza considerare il fenomeno dei pagamenti richiesti in nero che, se da una parte va a gonfiare le tasche dei proprietari di immobili, dall’altra non offre grandi vantaggi all’inquilino.
L’anci ( Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha, infatti, indetto una conferenza che si è tenuta il 26 Febbraio a Venezia, nel corso della quale è stata presentata una nuova proposta di politica abitativa: l’introduzione di sgravi fiscali per i proprietari che decidono di dare in affitto un locale e la totale detrazione del costo dell’affitto dalla dichiarazione dei redditi per gli inquilini.
L’obbiettivo è quello di creare un conflitto di interessi fra i due soggetti, così che per entrambe possa risultare conveniente accedere ad un contratto regolarmente registrato, garantendo al tempo stesso vantaggi economici per entrambe.
Altra questione affrontata durante il convegno è stata l’edilizia popolare, rispetto alla quale l’Italia risulta essere il paese europeo meno attivo, con una percentuale di sistemazioni di edilizia sociale pubblica pari al solo 4%, a confronto del 36% dell’Olanda e del 22% della Gran Bretagna.
Si pone, quindi, la necessità di avviare degli interventi che favoriscano l’incremento di un edilizia sociale. Le proposte dell’Anci prevedono agevolazioni fiscali per gli immobili affittati a canone concordato e un censimento del patrimonio sfitto degli enti previdenziali, garantendo ai comuni di appartenenza il diritto di prelazione in caso di vendita, così da poter reimmettere le strutture nel circuito dell’edilizia popolare.
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