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Afghanistan: Frattini, reintegrare i talebani ma niente amnistia

 
 

Frattini

La comunità internazionale approva la strategia per una "reintegrazione e riconciliazione" dei talebani disposti ad abbandonare le armi e ad accettare la costituzione, ma "non si può pensare ad una generale amnistia per tutti coloro che hanno compiuto atti di terrorismo" e che si sono macchiati le mani del sangue dei militari della coalizione. Lo ha sottolineato il Ministro Franco Frattini, a conclusione della Conferenza internazionale sull'Afghanistan che si è svolta a Londra.

Il Ministro ha parlato alcune "linee rosse" invalicabili da parte di quegli insorti che vogliano rientrare in un processo democratico: la rinuncia preventiva alla violenza; la reintegrazione nell'economia legale del Paese; il rispetto dei diritti fondamentali e soprattutto dei diritti delle donne. La comunità internazionale, inoltre, metterà a disposizione un 'Trust fund' per finanziare tale processo, “a cui l’Italia contribuirà”, ed è stato messo a punto un “meccanismo di accountability per verificare come e dove i soldi saranno spesi”, evitando così di alimentare la corruzione.

Resta ferma, poi, la convinzione di “dare fiducia al Presidente Karzai, che ha dimostrato una volontà forte di collaborazione con la comunità internazionale anche a prezzo di forti rinunce". Il Ministro ha spiegato che è stato lanciato “un segnale di forte coesione sulla necessità di sostenere la nuova linea di azione del Governo Karzai e dell'alleanza, che privilegia l'impegno civile accanto a quello militare, come ad esempio la formazione del personale della pubblica amministrazione”, nella quale l’Italia “potrà assumere un ruolo importante e contribuire così alla lotta alla corruzione”. In particolare, il Ministro degli Esteri afghano Zalamay Rasoul ha chiesto all'Italia aiuto per la formazione del personale diplomatico del suo Paese.

In termini di aiuti finanziari, infine, il Ministro Frattini ha ricordato come l'Italia abbia già stanziato negli anni scorsi una cifra pari a 500 milioni di euro e che per i prossimi anni l'impegno si attesta attorno ai 50 milioni l'anno.

All'Afghanistan, ha puntualizzato il Presidente Hamid Karzai, servono gli aiuti economici della comunità internazionale per 10-15 anni, mentre “per la formazione e l'equipaggiamento delle forze di sicurezza, cinque-dieci anni saranno sufficienti”. L'Afghanistan, ha aggiunto, lavora ad un piano nazionale per la riconciliazione e la reintegrazione dei talebani moderati e chiede ai paesi vicini e alla comunità internazionale di sostenere gli sforzi di pacificazione. “Creeremo un consiglio nazionale per la pace, la riconciliazione e la reintegrazione, che sarà seguito dalla convocazione di una “loya jirga” (conferenza tra gli anziani delle tribù)”, ha aggiunto, spiegando di voler “tendere la mano ai nostri fratelli traviati, che non sono membri di Al Qaida e di altre organizzazioni terroristiche, pronti ad accettare la costituzione nazionale e i diritti che sancisce, in particolare i pari diritti tra uomo e donna”.

Gli USA, ha detto il Segretario di Stato Hillary Clinton, “condividono la convinzione del Presidente Karzai che una reintegrazione prudente indebolirà l'attrattiva dell'estremismo e porterà più sicurezza e stabilità all'Afghanistan”. Poi ha precisato che la transizione verso il passaggio delle responsabilità della sicurezza in mani afghane “non è una strategia di uscita” dall'Afghanistan e che “il nostro sostegno continuerà per tutta la durata della transizione”. Il passaggio della responsabilità della sicurezza nelle mani delle forze afghane, ha annunciato il Premier britannico Gordon Brown, partirà quest’anno, “provincia per provincia”.

 

 
  02 febbraio 2010  
     
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