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MUNICIPIO XII INFORMA - di Augusto Culasso -

Il Municipio e la mobilità

Parlare della mobilità del nostro Municipio significa partire da un dato certo: lo sviluppo del sistema della mobilità è stato storicamente influenzato dalla geografia fisica del nostro territorio che ha fortemente condizionato sin dall’antichità la scelta relativa all’allocazione dei tracciati stradali. Infatti il reticolato viario si è sviluppato in senso radiale, con una fortissima carenza di trasversalità: si vedano le consolari di antica realizzazione che, come i raggi di una ruota, si dirigono dal centro alla periferia e viceversa. Ne consegue che per spostarsi da un quartiere all’altro ci si deve spesso immettere nelle vecchie consolari con la certezza di rimanere “imbottigliati“ nel traffico.
Ho più volte segnalato l’esigenza di affrontare il problema viario in modo più coerente, affrontando i vari punti critici della mobilità urbana in maniera aperta e senza la sindrome di “ninby “ che significherebbe adottare delle decisioni senza favoritismi o posizioni di parte in modo da migliorare la funzionalità generale del municipio. Tali decisioni non sono necessariamente rappresentate dai grandi interventi infrastrutturali che richiederebbero ingenti finanziamenti, non sempre disponibili nei bilanci pubblici ma, spesso, si tratterebbe di veri e propri interventi “sottili“ di cablaggio interquartierale che, più che di quattrini, necessiterebbero di una buona dose di cultura pubblica.
Si tratterebbe di creare in municipio le condizioni politiche per dire basta alle egoistiche resistenze dei “frontisti di turno”, che con pressioni e motivazioni spesso incoerenti e demagogiche ma efficaci, riescono a perpetuare rendite di posizioni che si traducono in veri e propri abusi di potere. Il municipio è disseminato di tante opere incompiute che gridano vendetta! Se poi a questa incultura si associa un approccio integralista-ambientalista, la partita è chiusa ed il risultato è rappresentato dalle file chilometriche di auto incolonnate lungo le vie consolari con l’aggiunta della Colombo, della via del Mare, della Pontina e del GRA. Ciò non vuol dire che occorra dire basta alla politica di tutela e di salvaguardia del nostro straordinario sistema storico-ambientale, che dobbiamo restituire il più possibile integro alle future generazioni, o non tener conto delle esigenze di quiete pubblica dei cittadini dei quartieri minacciati dagli automobilisti. Significherebbe soprattutto amministrare con buon senso e con orientamenti e scelte strategiche atte a favorire lo “stappamento“ della viabilità, e quindi, una più efficace ed efficiente mobilità urbana. Risulterebbe quantomeno pleonastico sottolineare l’esigenza, ormai condivisa da tutte le persone ragionevoli, di favorire l’uso del mezzo pubblico preferendolo al mezzo privato, e che occorrerebbe lavorare per favorire nuovi stili di vita: uso del bus, del tram, del treno, della bicicletta o la moda crescente del trekking, mentre sarebbe interessante capire perché i quartieri sono spesso scollegati tra di loro, costringendo gli automobilisti ad utilizzare la viabilità principale e non quel reticolato interquartierale spesso arbitrariamente sconnesso, interrotto o reso inservibile dalle solite velleitarie motivazioni di parte. È come se la rete della mobilità, che a detta degli esperti funziona come un vero e proprio sistema simile ai bacini idrografici che obbediscono alla logica dell’idraulica, fosse caratterizzata solo dai fiumi e non da quel reticolato di affluenti, fossi, canali naturali ed artificiali senza i quali la rete fluviale esonderebbe alla prima piena. Così, la viabilità del nostro XII Municipio per difendersi dalla pressione dell’uomo sceglie di difendersi. Fino a quando saremo costretti a soccombere a questi diktat ?

 
 

 

Via Carlo Levi, un'opera fondamentale

Non so se tutti conoscono questa ultraperiferica via che non credo si fosse mai sognata di essere innalzata agli onori della cronaca quotidiana, nei di­scorsi dei cittadini del Laurentino, e credo anche di quelli del Torrino, è “sparata“ prepotentemente dentro il circuito della mobilità strategicamente indispensabile per l’apertura ormai imminente di un elemento strutturale di quella moderna centralità denominata dal PRG Eur-Castellaccio. Tale emblema di quel cambiamento strategico dell’Eur da polo direzionale preminentemente pubblico ad attrattore di quella internazionalizzazione congressuale e degli affari,di cui speriamo vivamente potremo beneficiare tutti, sta ormai verificandosi in tutta la sua poderosa portata. Torri disegnate da grandi architetti, megastore dai nomi altisonanti, appartamenti di gran lusso, uffici direzionali pubblici e sedi di ministeri ed enti; tutti fanno a gara per occupare questo nuovo status-symbol di 860.OOO metri cubi, che fa tremare i polsi persino alla tradizionale rendita di posizione dominante esercitata da un quarantennio dai commercianti del vecchio EUR, ormai “obsoleti” e forse inadeguati a misurarsi nella sfida della competizione globale. Via Carlo Levi, ubicata in una posizione strategica che sembra una vera via di fuga dai famigerati Ponti del Laurentino 38 in direzione Colombo, è avulsa da questo “putiferio“ che sta rendendo tale quadrante emblema di uno dei più grandi processi di trasformazione urbana. Via Carlo Levi sta diventando arteria principale di collegamento tra il “minaccioso“ Laurentino e quel quadrante della moderna borghesia municipale, su cui risiedono le nostre speranze di poter rompere la rendita di posizione dominante, di quel blocco politico-affaristico che ha avuto nell’Eur il tempio di quella cultura ormai divenuta orpello autoreferenziale di una città ormai in trasformazione. Parlo del quadrante della Piana di Montorio, un tempo distesa di verde agricolo, che insieme ai Monti della Creta e a Casal Grottone accoglie ed accoglierà i nuovi programmi di trasformazione urbana insieme ai vecchi ed amabili quartieri storici di Decima e Mostacciano. Questo nuovo insieme di funzioni pregiate e questa moderna middle-class che li popola e che li anima, rappresenta per molti motivo di preoccupazione, per noi una grande speranza. Saremo capaci di fare in modo che il tunnel di via Carlo Levi diventi una via di comunicazione e di crescita di tanti ragazzi del Laurentino un tempo dati per persi? I loro genitori hanno combattuto contro i Ponti demoliti. Oggi queste famiglie guardano disincantate a quello che sta avvenendo al di là della Colombo con il cuore pieno di speranza. Via Carlo Levi, non immaginava proprio di essere diventata all’improvviso così importante. Chissà se il “nuovo Eur“ sarà capace di divenire classe dirigente e borghesia illuminata di un grande processo di sviluppo locale che metta insieme braccia curiose, vogliose di lavoro e vere teste pensanti, capaci di trascinare questa parte strategica del nostro municipio e della nostra città verso quel cambiamento tanto atteso. In fondo il Rinascimento, emblema dell’italia che tutti ci invidiano, si inverò allorquando soprattutto nelle città del centro-nord i “campagnoli“ entrarono in contatto con la borghesia decisa a guardare oltre le decadenti sicurezze della rendita fondiaria-nobiliare. Da quelle condizioni, nacque quella scintilla che fu la leva di quella crescita civile ed economica di tante città come Milano, Firenze, Genova, Venezia e di tanti centri minori, che esportarono nel cuore dell’Europa i loro saperi, l’arte, la scienza e la tecnica. Altro che retorica!
Noi, più che parlare della centralità dell’Eur-Castellaccio in chiave preoccupata (moriremo di traffico! Che ne sarà dei nostri guadagni! È finita la pace! È la solita speculazione !), vorremmo continuare a sperare e lavorare insieme per accompagnare quel cambiamento.

 

Le borgate esistono ancora?

C’e ancora qualche sprovveduto o qualche irriducibile nostalgico che continua a considerare le cosiddette borgate così come ce le ha rappresentate Pier Paolo Pisolini nel film Accattone? Pensavo di no! Eppure mi sbagliavo. Esistono politici anche di buona levatura che sostengono che la sinistra, o meglio, il centro-sinistra, abbia perso le elezioni perché non è stato più in grado di rappresentare il disagio di quei luoghi lontani dal centro, privi di infrastrutture, di servizi, di luoghi di socialità, di spazi verdi attrezzati che hanno deciso di ripudiare la falce e martello ed i suoi derivati. Personalmente ritengo che i vecchi schemi ideologici con i quali un tempo si elaborava la società ed i suoi processi attraverso la critica sociale, non siano più in grado di leggere efficacemente la realtà di oggi. Infatti, se si esaminasse la periferia delle borgate, come ad esempio quelle del nostro Municipio comprese tra l’Ardeatina e la via del Mare, ci si renderebbe conto che si tratta di piccoli centri abitati diversi dai ghetti del passato, spesso situati negli ambiti territoriali più pregiati dal punto di vista storico-ambientale. Tali centri, seppur carenti dal punto di vista urbanistico, presentano una invidiabile qualità edilizia, con volumetrie pro-capite ben al di sopra degli standard delle case dell’edilizia residenziale pubblica. Per non parlare della proprietà armai acquisita dalla stragrande maggioranza dei residenti, che consente agli stessi di affittare volumi, magari ricavati da volumetrie tecniche, spesso a giovani ed immigrati a prezzi non certamente popolari. C’è un pullulare di affari spesso non propriamente legali che stanno arricchendo la periferia: manodopera immigrata pagata in nero, evasione fiscale, caporalato, abusivismo edilizio, commerciale ed artigianale, affitti in nero, intermediazioni immobiliari, usura, discariche abusive e cave sospette. Insomma un grande dinamismo economico che comincia a far gola persino alle organizzazioni criminali che vedono le borgate romane come il luogo adatto per fare affari lontano da occhi indiscreti. Non si spiegherebbe infatti il costo degli appartamenti al metro quadro (dai 4.000 ai 5.000 euro!), o la presenza di banche e sportelli postali con una invidiabile e ricca rete commerciale, e attività industriali e artigianali prevalentemente esercitati nei vecchi capannoni sanati. Abbiamo avviato in questi 15 anni la più grande azione di riqualificazione urbana realizzata in un ambito territoriale e culturale difficile, con programmi di recupero, attivati attraverso ricuciture urbanistiche, paesaggistiche ed ambientali, adottate con il coinvolgimento dei cittadini nei piani particolareggiati e nei toponimi. Un esempio straordinario di progettazione partecipata dal basso, che è stata una grande scuola, capace di far crescere una significativa classe dirigente di periferia spesso immessa nei circuiti della politica e delle istituzioni. Purtroppo non siamo stati capaci di trasformare il repentino benessere materiale in bene immateriale (meno macchinoni e più scuole, meno lussi e più cultura, più sapere, più capitale sociale), attraverso la fatica della sana politica di militanza, di servizio e di educazione civica. Siamo stati percepiti come sostenitori del vecchio, delle tasse, delle regole e dei controlli, incapaci persino di non contrastare la dilagante criminalità degli immigrati visti un tempo come una risorsa ed ora come una pericolosa minaccia. Non siamo stati capaci di trasformare la periferia in città, la ricchezza in civiltà, lasciando incompiuto quel cammino di cambiamento sul quale avevamo riposto la speranza di chiudere per sempre con quel mito del passato, rappresentato dalle vecchie borgate di pasoliniana memoria che ancora affascinano ed offuscano le analisi degli ultimi “giapponesi“ di una sinistra che non c’è più.

 

 

 
 

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