Il Tasso di estinzione delle specie “È ora mille volte più alto in Trentino”

Posted on 08 settembre 2011 by redazione

Gli esperti di “Climaticamente” indicano precise responsabilità dell’uomo

L’attuale tasso di estinzione delle specie nel mondo, così come registrato dall’Unione internazionale conservazione della natura, è attualmente 1.000 volte più alto di quello naturale. Il dato è emerso a Trento nell’ambito di «Climatica… mente cambiando – Trentino Clima 2011», la settimana di eventi voluta dalla Provincia autonoma di Trento per parlare di Clima.

A rischio estinzione sono una specie di uccelli su otto, una specie di mammiferi su quattro, una su quattro anche di conifere, una su tre di specie anfibie. Tra le cause di estinzione al primo posto vi è comunque sempre l’uomo, ancora prima che i cambiamenti climatici. Peraltro l’innalzamento delle temperature è causa della migrazione di alcune specie alcune delle quali ampliano il loro areale di diffusione.

Arrivano anche specie aliene, che prima frequentavano altri habitat: il caso forse più macroscopico – e fastidioso – è quello della zanzara Tigre, che ormai ha invaso anche il Trentino. I fattori che concorrono a generare maggiori rischi di estinzione alla fauna, e anche alla flora – hanno spiegato a Trento gli esperti -, sono molteplici. Al primo posto vi è il cambiamento di uso dei suoli, che impatta anche sulla distribuzione della fauna alpina.

Fra le specie oggetto di studio in Trentino la pernice bianca e la lucertola vivipara sono entrambe emblematiche delle dinamiche che l’ecosistema alpino sta conoscendo. La pernice bianca, ad esempio, è un «lascito» delle glaciazioni e vive solo nelle principali catene montuose (Alpi e Pirenei). Dai primi studi è emerso che la specie ha un buon grado di diversità genetica che dovrebbe consentirle di adattarsi più facilmente agli effetti dei mutamenti climatici. Maè l’habitat in cui vive ad essere danneggiato, a causa dello sfruttamento intensivo operato dall’uomo. Preservare l’ambiente dal degrado, dunque – spiegano gli esperti -, è di fondamentale importanza per consentire a specie già sottoposte ad un notevole stress a causa dell’innalzamento delle temperature di sopravvivere.

La biodiversità è una garanzia anche nei confronti della diffusione di particolari malattie e virus, come la Tbe (Tick-borne encephalitis o encefalite da zecche), per la quale risulta determinante la densità di roditori presenti in un determinato habitat, dal momento che costituiscono la specie serbatoio del virus. Si è visto inoltre che una maggiore densità di caprioli può portare ad un aumento delle popolazioni di zecche ma può anche ridurre la circolazione del virus.

Lo studio condotto in Trentino ha modificato un recente scenario sulla diffusione del virus in Nord Italia, dimostrando che preservare l’ecosistema e la biodiversità – in particolare mantenendo alto il numero e la diversità di specie selvatiche presenti nelle aree interessate – può mitigare la circolazione del virus della Tbe mantenendo la sua diffusione entro soglie accettabili. L’ecosistema, insomma, è anche in grado di autoregolarsi.

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