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FISCO – RISTORATORE DICHIARAVA SOLO IL 30% DI INCASSI: EVASI 300MILA EURO

Posted on 19 giugno 2012 by redazione

Ottimi piatti di cucina locale, menù turistici a prezzi allettanti, posizione in pieno centro storico a Palermo con tavoli all’aperto, servizio impeccabile, ma un solo difetto: quello di dichiarare al Fisco appena il 30% degli incassi giornalieri. Il tutto rilasciando ai clienti, apparentemente in maniera regolare, scontrini e ricevute fiscali che, però, avevano una particolarità: quelle di essere, per la massima parte, taroccate e, quindi, destinate a non transitare in contabilità e nella dichiarazione dei redditi (comunque presentata, ancorchè per modesti importi), ma aventi il solo scopo di far risultare un ‘ apparente situazione di regolarità fiscale ed evitare che qualche cliente, magari, segnalasse al numero di pubblica utilità 117 della Guardia di Finanza il mancato rilascio della ricevuta. Adesso il ristoratore è stato scoperto dalla Guardia di Finanza. Già all’atto dell’accesso effettuato presso il locale, ai primi di febbraio scorso, per iniziare una verifica fiscale approfondita, i finanzieri del Gruppo della Guardia di Finanza di Palermo hanno acquisito diverse ricevute fiscali con numerazione progressiva sfalsata, mentre altre riportavano addirittura un numero di partita Iva «contraffatto» contenente soltanto 10 cifre anzichè 11, come previsto dalla normativa vigente. «Lo scopo di questa falsificazione delle ricevute era, evidentemente, quello di evitare che eventuali controlli incrociati potessero mettere in relazione gli importi documentati nelle ricevute stesse con il ristorante e quindi con la dichiarazione presentata», spiegano le fiamme gialle. Andando avanti con l’ispezione documentale, le «sorprese» sono aumentate: i militari si sono pure accorti che il ristoratore, a fronte di 3.500 stampati fiscali prenumerati acquistati nel 2009 (ricevute fiscali e fatture), ne aveva conservato soltanto la metà dichiarando di aver smarrito gli altri. Rendendo pertanto impossibile la ricostruzione del reale volume d’affari sulla base della contabilità, del tutto inattendibile per evidente falsità dei documenti fiscali elementari, le Fiamme Gialle hanno dovuto ricostruire indirettamente tutti gli incassi del ristorante ricorrendo ad una metodologia di controllo più dispendiosa ma efficace. Hanno in pratica rintracciato ad uno ad uno tutti i fornitori del contribuente verificato, ai quali sono state richieste tutte le fatture di vendita delle merci prevalentemente utilizzate nell’attività di ristorazione (pasta, farina, pane, carne, pesce e formaggio, ecc); dai dati certi in questo modo ottenuti, riferiti agli acquisti di materie prime, sono stati calcolati, applicando in maniera scientifica le percentuali di ricarico standard proprie del settore, le somministrazioni di pasti alla clientela. In pratica, ricostruiti gli acquisti delle materie prime utilizzate nell’attività, i finanzieri li hanno confrontati con i prezzi esposti nel menù calcolando il numero delle portate preparate per i suoi clienti e di conseguenza il reale volume d’affari conseguito. Il risultato quantificato al termine di queste operazioni ha fatto emergere che il ristoratore, in soli 3 anni, dal 2009 al 2011, pur presentando regolare dichiarazione dei redditi, ha nascosto all’Erario oltre 600mila euro di ricavi e non versato imposte (Iva, Irap e Irpef) per quasi 300mila euro. Inoltre, avendo occultato parte della documentazione fiscale e non avendo istituito tutte le scritture contabili obbligatorie per legge (registri iva acquisti, registro dei corrispettivi), il ristoratore è stato deferito alla Procura della Repubblica di Palermo per il reato di occultamento di scritture contabili e ora rischia una pena che va da sei mesi a cinque anni. Dall’inizio del 2012 ad oggi, nella sola città di Palermo, sono stati controllati 76 ristoranti per il rilascio di ricevute o scontrini, 49 dei quali verbalizzati per mancata emissione.

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