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A Serious Man
La nuova sfida dei fratelli Coen
di Stefania Cicerchia
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Presentato a ottobre al Festival Internazionale del Cinema di Roma, è uscito il 4 dicembre, in tutte le sale cinematografiche italiane, il nuovo film di Joel ed Ethan Coen: “A Serious Man”.
Dopo il successo, nel 2007, di “Non è un paese per vecchi” (premio Oscar per miglior film, regia, sceneggiatura e attore non protagonista) e a distanza di un anno dall'ultima opera di ironia ed originarietà raggiunta con “Burn after reading”, i fratelli Coen tornano sul grande schermo con un genere decisamente insolito e del tutto diverso da quello al quale ci eravamo abituati.
Ambientato nella Minneapolis di fine anni ’60, città natale dei due registi, il film racconta una storia molto personale, legata ai ricordi dell’infanzia.
“Il luogo in cui cresci fa parte della tua identità - ha dichiarato Ethan Coen - ed è un qualcosa che resta in te per sempre, anche se vivi lontano. Per questo, l’ambientazione è stata molto importante ed ha contribuito notevolmente al nostro interesse per questa storia”.
“Avevamo pensato di realizzare un cortometraggio su un ragazzino che deve celebrare il bar mitzvah - ha aggiunto Joel Coen - e che consulta un vecchio rabbino. Il personaggio del rabbino era vagamente ispirato a quello che conoscevamo da bambini. A mano a mano che la scrittura della sceneggiatura procedeva, però, pur mantenendo l’idea di partenza, abbiamo scritto un film totalmente diverso da quello che avevamo immaginato, ampliando la gamma degli argomenti trattati”.
“Accetta con semplicità tutto ciò che ti accade”. Il film inizia con questa citazione di Rashi, un mantra che ci accompagna dall’inizio alla fine della proiezione, assieme al fascino di un’epoca unita dalla musica dei Jefferson Airplane e dalle immagini televisive di F-Troop.
È il 1967 e Larry Gopnik (il candidato al premio Tony, Michael Stuhlbarg), professore di fisica in una tranquilla università del Mid West, ha appena saputo da sua moglie Judith (Sari Lennick) che lei ha deciso di lasciarlo perché innamorata di Sy Ableman (Fred Melamed), caro amico di famiglia, vedovo da tre anni, e ritenuto da Judith un uomo di grandi principi morali e decisamente più concreto e apprezzabile dell’inetto Larry. A far da cornice a questa crisi matrimoniale, i disagi dei figli adolescenti, Danny (Aaron Wolff) e Sarah (Jessica McManus): l’uno con seri problemi disciplinari e che frequenta la scuola ebraica senza combinare nulla, a parte fumare erba; l’altra con l’abitudine di rubare ai genitori i soldi dal portafogli per potersi rifare il naso e il problema di non potersi lavare i capelli, avendo il bagno sempre occupato dallo zio Arthur (Richard Kind), impegnato a drenare la sua cisti sebacea. E mentre suo fratello, disoccupato e depresso, diventa un peso sempre più insostenibile per la famiglia e sua moglie progetta la sua nuova vita assieme a Sy Ableman, Larry Gopnik si trova ad avere problemi anche sul lavoro. Un anonimo scrive alla Commissione Disciplinare lettere che lo discreditano, mettendo a repentaglio la sua cattedra all’Università e, come se non bastasse, un suo studente tenta di corromperlo per ottenere la promozione, minacciando al contempo di denunciarlo per diffamazione se oserà segnalare la sua condotta come disonesta.
A peggiorare le cose, c’è anche la bella vicina di casa che gli infligge insopportabili tormenti prendendo il sole nuda. Alla ricerca del perduto equilibrio, Larry chiede consiglio a tre rabbini diversi. Ma c’è qualcuno che sia veramente in grado di aiutarlo a superare i suoi problemi e a diventare una persona retta, un “mensch”, ossia: un “uomo serio”?
“A volte - ha commentato Ethan Coen - la gente ci chiedeva: ‘Non vi starete per caso prendendo gioco degli ebrei, vero?’. E in effetti non era questa la nostra intenzione anche se ci sarà certamente qualcuno che prenderà tutto ciò che non è adulatorio come un’indicazione del fatto che noi riteniamo che l’intera comunità o che tutti gli ebrei siano imperfetti”.
“Le persone - ha dichiarato Joel Coen - si irrigidiscono quando tratti in maniera così specifica un certo argomento. Dal nostro punto di vista, ‘A Serious Man’ guarda in maniera molto affettuosa la comunità ebraica ed è un film che metterà in luce alcuni aspetti del giudaismo che generalmente non si vedono”.
Scegliendo di non usare attori di grido, ma optando su interpreti più conosciuti nel mondo del teatro piuttosto che in quello cinematografico (come Michael Stuhlbarg, ad esempio, molto noto nelle sale dei teatri newyorkesi), i Coen esplorano in maniera fantasiosa questioni di fede, responsabilità familiari, comportamenti delinquenziali, mondo accademico, mortalità, giudaismo e tutto quello che c’è nel mezzo, con un’ilarità sottile e un tono che sfiora i margini dell’inverosimile e dell’assurdità.
14 DICEMBRE 2009
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Naked Lennon
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Dopo “Nohwere Boy” di Sam Taylor, presentato allo scorso Torino Film Fetsival, la BBC Four ha commissionato un nuovo biopic, sulla vita del legendario ex-Beatles. La pellicola si chiama “Naked Lennon” e sarà il Dottor Who a calarsi nel personaggio di John Lennon. Verrà narrato il periodo tra il 1967 e il 1971, quando John arrivò alla fine del suo primo matrimonio, con Cinthia Powell, ed iniziò la storia con la sua musa Yoko Ono. In quel periodo la band, perse il manager Brian Epstein. Di lì a poco sarà la fine, avventua nell’Aprile del 1970. Il ruolo di Yoko Ono è stato affidato a Naoko Mori, mentre Brian Epstein sarà interpretato dall’inglese Rory Kinner, infine Paul Mc Cartney sarà l’irlandese Andrew Scott.

03 DICEMBRE 2009 |
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IL NASTRO BIANCO
scritto e diretto da Michael Haneke
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“Il nastro bianco” di Michael Haneke, vincitore del Festival di Cannes di quest’anno, è arrivato da qualche giorno nelle sale italiane. Il film, girato in bianco e nero con uno stile bergmaniano, e ambientato in un paese rurale della Prussia alle soglie della Prima Guerra Mondiale, indaga con una lucidità disarmante le radici dell’odio. Il mondo che descrive è un immobile mondo di contadini, in cui un intransigente barone, un irreprensibile pastore protestante e un medico rimasto vedovo dettano regole e linee di condotta. La violenza e la rigida severità delle autorità del villaggio si esprime in modo eclatante nell’educazione dei figli, vittime e a loro volta fautori di questa cultura repressiva che, facendo leva sui sensi di colpa delle persone, impedisce un autentico sviluppo delle coscienze. La storia inizia quando il medico del paese cade misteriosamente da cavallo a causa di un filo teso da qualcuno sul suo percorso. A questa vicenda segue una serie di fatti sconvolgenti: un granaio incendiato, il figlio del barone rapito e torturato, un bambino handicappato orribilmente e incomprensibilmente maltrattato. Sarà il giovane maestro della scuola, venuto da fuori, a osservare queste assurde dinamiche e a individuarne le mostruosità. Haneke, che ha già trionfato a Cannes nel 2001 con “La pianista”, spiega che “qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un ideale religioso, politico o sociale, quando diventa pensiero unico, produce il terrorismo. Una certa educazione e cultura in senso assolutista porta a degenerazioni altrettanto assolutiste, al terrorismo, al fanatismo religioso, al Nazismo”. E anche se l’autore dichiara che il suo film non è un lavoro sulla Germania o sul Nazismo, sarà proprio questa generazione di bambini violati, per i quali l’unico significato dell’autorità è il sopruso, ad accogliere passivamente l’ideologia nazionalsocialista.

di Giulia Spighi
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05 novembre 2009 |
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